A 70 anni dall’istituzione del profilo professionale, l’Ortottista si conferma un professionista sanitario con solide basi storiche, e che cresce grazie al progresso tecnologico, ampliando i campi di applicazione come avvenuto per l’utilizzo diffuso di smart-device a interfaccia visiva, rimanendo sempre attuale e contribuendo alla trasformazione delle nuove frontiere della sanità.
Con un tasso di occupazione eccezionalmente elevato, gli Ortottisti rappresentano una risorsa fondamentale per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e non solo. Le ultime rilevazioni del questionario occupazionale (2024) promosso dalla FNO TSRM e PSTRP – rivolto agli iscritti agli Ordini – evidenziano che solo il 4,9% degli Ortottisti risulta inoccupato o disoccupato. Quota riconducibile in parte ai neoiscritti agli albi che trovano occupazione in media entro un anno dalla laurea. Inoltre, da quanto emerge, persiste una forte carenza di Ortottisti in diverse regioni italiane, tra cui Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Umbria, Sardegna e Trentino-Alto Adige. A tale carenza di personale, si accompagna l’assenza di conoscenza, da parte degli studenti delle scuole superiori, del percorso universitario e delle opportunità lavorative offerte da questa figura.
L’Ortottista svolge un ruolo cruciale nella prevenzione dei disturbi visivi. Dalla promozione della salute visiva e sicurezza nei luoghi di lavoro – attività avviata a novembre 2024 – agli screening ortottici che spaziano dall’età neonatale e infantile – come ambliopia e strabismo- fino all’età adulta – videoterminalisti, retinopatia diabetica, glaucoma, maculopatia. Di competenza esclusiva degli Ortottisti, troviamo il training ortottico (per esempio il visual training) e la valutazione ortottica, che comprende lo studio dei movimenti oculari, versioni e vergenze, ecc.. Entrambe queste prestazioni sono riconosciute, regolamentate e codificate dal Servizio Sanitario Nazionale, a garanzia della qualità, della sicurezza e della legittimità delle cure erogate. L’attività di prevenzione e alfabetizzazione sanitaria degli Ortottisti contribuisce significativamente al recupero di risorse economiche per il SSN. Oltre all’ambito tradizionale dell’Oftalmologia, la presenza di questi professionisti sanitari è sempre più utile e ricercata nei reparti di Neuropsichiatria infantile, Neurologia, Medicina fisica e riabilitativa, Medicina del lavoro, Diabetologia, ma anche nei Centri per la riabilitazione visiva (istituiti con la legge 284 del 1997), oltre che sul territorio, nelle Case, negli Ospedali di Comunità, nonché nell’assistenza domiciliare e telemedicina.
Tra i servizi di prossimità, sono diversi gli esempi di integrazione; in questi contesti, gli Ortottisti effettuano esami a domicilio alle persone con diabete, come la fotografia del fondo oculare, refertata grazie alla telemedicina. A questa attività si aggiunge il supporto agli ipovedenti o chi ha una fragilità della visione, organizzando gli spazi domestici e lavorativi in base al proprio residuo visivo.
Questi esempi dimostrano come l’Ortottista operi sempre in stretta collaborazione con altri professionisti sanitari, costruendo rapporti di fiducia con i pazienti e contribuendo a un’assistenza sanitaria integrata e multidisciplinare.
Come si diventa Ortottista?

Studenti corso di laurea in Ortottica
Per diventare Ortottista e ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione, è necessario conseguire la laurea in Ortottica e assistenza oftalmologica, frequentando il relativo corso triennale presso uno degli atenei italiani in cui sarà attivato nel prossimo anno accademico: Bari, Brescia, Catania, Chieti, Ferrara, Genova, L’Aquila, Messina, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Roma, Siena e Torino.
Commissione di albo nazionale degli Ortottisti
Roma, 24 luglio 2025
