25 Giugno 2026

Ieri si è svolto a Roma, nella prestigiosa sede centrale della FAO, l’evento “Cultura della sicurezza alimentare: pilastro dei sistemi di gestione e delle politiche di prevenzione”, promosso dalla Commissione di albo nazionale dei Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. L’iniziativa ha rappresentato un momento di posizionamento strategico della figura del Tecnico della prevenzione di fronte alle nuove e complesse sfide globali del settore agroalimentare, rivendicandone con forza la centralità e la capillarità lungo tutta la filiera.

Per la Federazione nazionale hanno partecipato il Presidente Diego Catania e il Componente del Comitato centrale Alberto Righi, che hanno ribadito quanto sia fondamentale investire nella figura del Tecnico della prevenzione quale garante primario della sicurezza degli alimenti e leva strategica per ridurre il carico delle malattie croniche non trasmissibili.

Nel quadro evolutivo dei sistemi alimentari e sociosanitari — in cui lo sviluppo di nuove competenze e di nuovi metodi di intervento diventa imprescindibile — il TdP si afferma come “facilitatore culturale”, capace di instaurare una collaborazione sinergica con le comunità e con gli operatori del settore alimentare. Un professionista che non si limita alla tradizionale attività ispettiva e di verifica della conformità normativa, ma investe su strategie di comunicazione efficace, counselling motivazionale e relazione educativa continua, puntando a migliorare la consapevolezza e la compliance spontanea degli operatori.

Il cuore scientifico della giornata è stato la relazione di Alberto Perra, già Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 5, che ha offerto la cornice concettuale più ampia e stimolante dell’intera mattinata. Attraverso una lettura rigorosa e originale del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, Perra ha tracciato la traiettoria del cambiamento richiesto ai TdP: dal tutelare la food safety al promuovere attivamente la cultura della food safety. Un passaggio che non è solo semantico, ma paradigmatico — dalla conformità episodica alla interiorizzazione dei valori di sicurezza, dalla sanzione come leva principale alla relazione educativa continua con l’operatore.

Particolarmente incisiva la riflessione sull’equità come asse trasversale: la Food Safety Culture, ha sottolineato Perra, rischia di restare un privilegio accessibile solo a chi ha già le risorse per esercitarlo, escludendo microimprese, ristorazione etnica, agricoltura familiare e operatori in contesti di fragilità sociale. Il TdP — come presidio istituzionale spesso unico a raggiungere fisicamente ambienti produttivi invisibili alle politiche — è chiamato a farsi agente di riduzione delle disuguaglianze nella filiera alimentare, applicando il principio dell’universalismo proporzionato: non un intervento uguale per tutti, ma calibrato su bisogni, vulnerabilità e risorse di ciascun contesto.

La dimensione normativa è stata affrontata con rigore da Alessandro Ceccarelli, Tecnico della prevenzione della ASL di Frosinone, la cui relazione ha offerto ai partecipanti una mappa chiara del quadro degli obblighi e delle responsabilità che il Regolamento UE 2021/382 e la Comunicazione UE 2022/C 355/01 pongono in capo agli Operatori del Settore Alimentare. Un contributo essenziale per ancorare la riflessione culturale alla realtà concreta degli adempimenti, mostrando come il rispetto delle norme non sia un punto di arrivo ma la condizione minima da cui la vera cultura della sicurezza alimentare deve prendere avvio.

A completare il quadro è intervenuto Francesco Di Cesare, Dirigente delle Professioni Sanitarie della ASL di Viterbo e Componente del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare — doppio ruolo che gli conferisce una prospettiva privilegiata, a metà tra il lavoro sul campo e la governance istituzionale. La sua relazione ha affrontato il tema cruciale degli strumenti per lo sviluppo e la valutazione della Food Safety Culture: formazione, indicatori, monitoraggio. Un contributo che ha risposto alla domanda forse più difficile dell’intera giornata — non cosa sia la FSC, né perché sia necessaria, ma come si costruisce concretamente, come si misura e come si sostiene nel tempo.

I tre interventi — Perra, Ceccarelli, Di Cesare — hanno costruito insieme un arco narrativo completo: visione, norma, strumenti. Tre dimensioni diverse e profondamente interdipendenti, che il Triangolo della Prevenzione — filo conduttore dell’intera giornata — ha tenuto insieme: sistemi e controlli, organizzazione e leadership, persone e comportamenti.

La seconda parte della giornata è stata dedicata alla Tavola Rotonda istituzionale“Verso un modello nazionale condiviso per la Cultura della Sicurezza Alimentare” — moderata da Pier Francesco Testa e Piersaverio Marzocca, con la partecipazione di tutti i relatori della mattinata insieme a Giovanni Mancarella, Team Leader nell’Unità di Comunicazione di EFSA, e Paolo Stacchini, Dirigente di Ricerca e Direttore del Reparto di Sicurezza Chimica degli Alimenti dell’Istituto Superiore di Sanità, i cui contributi hanno portato nella discussione rispettivamente la dimensione europea e il peso scientifico istituzionale dell’ISS. Nel corso dell’evento sono stati inoltre presentati i percorsi di collaborazione avviati con EFSA e ISS per la valorizzazione del contributo scientifico, tecnico e operativo del TdP a livello europeo e nazionale.

Il confronto si è sviluppato attorno a tre domande costruite per attraversare i livelli del problema: dalla formazione alla comunicazione, fino all’essenza stessa della prevenzione alimentare. Perché la formazione degli operatori, pur obbligatoria e diffusa, non produce i cambiamenti di comportamento attesi? Chi traduce davvero la scienza in cultura — e attraverso quale canale la sicurezza alimentare smette di essere un adempimento da subire e diventa un valore da abitare? E infine, spogliata da tecnicismi e schemi burocratici, qual è l’aspetto davvero imprescindibile su cui si gioca l’efficacia dell’intero sistema? Le risposte hanno confermato ciò che l’intera giornata aveva già mostrato: che la sicurezza alimentare, quando viene abitata davvero, è prima di tutto una questione di cultura, di relazione e di responsabilità condivisa.

Per l’occasione è stato presentato un video tematico sull’operato del TdP dal titolo “Cultura della sicurezza alimentare”, che ha completato una giornata densa, partecipata e — per molti versi — capace di aprire un orizzonte nuovo per la professione.

La Commissione di albo nazionale dei Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro