Si sono conclusi ieri a Napoli gli Stati Generali della Prevenzione, un evento che ha rappresentato un punto di svolta per la sanità pubblica italiana. Per due giorni, istituzioni, professionisti, esperti e rappresentanti delle professioni sanitarie si sono confrontati su un tema troppo a lungo sottovalutato: la prevenzione come leva strategica per la salute collettiva e la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale.Il messaggio emerso è chiaro: prevenire è investire, non spendere. Lo ha ribadito il Ministro della Salute, evidenziando l’urgenza di rivedere le politiche sanitarie affinché almeno il 10% del Fondo sanitario sia destinato alla prevenzione, superando l’attuale 5%. Anche il Presidente della Repubblica ha sottolineato l’importanza di una sanità che sappia guardare al futuro, mettendo al centro i bisogni delle persone e la tutela della salute come diritto fondamentale.
Tra i protagonisti di questo nuovo slancio figurano gli Assistenti sanitari, professionisti da sempre impegnati nella promozione della salute e nell’educazione sanitaria.
La Vicepresidente della Commissione di albo nazionale, Giuseppina Ravizzi, ha lanciato un appello accorato: «Gli Assistenti sanitari sono al vostro fianco, pronti al dialogo aperto. È giunto il momento di dare loro lo spazio che meritano, perché rappresentano un investimento immediatamente spendibile per raggiungere gli obiettivi concreti emersi in queste giornate».
La formazione, la prossimità con le comunità e la capacità di lavorare in rete rendono gli Assistenti sanitari figure chiave per affrontare le sfide sanitarie attuali, dalla promozione di stili di vita sani alla lotta alle disuguaglianze. Per troppo tempo ignorati, oggi chiedono fiducia, rispetto e un ruolo attivo nelle strategie di sanità pubblica.
La Presidente della Cdan Daniela Addis ha aggiunto: «Gli Stati Generali ci consegnano una visione rinnovata della prevenzione, finalmente riconosciuta come asse strategico e non più marginale. Gli Assistenti sanitari sono pronti a fare la loro parte, con competenza, capillarità e una solida formazione. È il momento di integrarli pienamente nei percorsi di salute pubblica, valorizzandone il ruolo e garantendo loro una presenza attiva e strutturata all’interno del Servizio Sanitario Nazionale».
Roma, 18 giugno 2025
