Due giorni di confronto su formazione, ricerca ed evidenze nei servizi sociali, sanitari e socio-sanitari. Il monito della Commissione di albo nazionale “Siamo in prima linea ogni giorno, con carichi emotivi importanti e un record allarmante di infortuni e aggressioni sul lavoro: servono tutele e rispetto delle competenze specifiche”
“L’educazione professionale tra formazione, ricerca e pratica nei servizi” è il titolo del 2° Congresso nazionale degli Educatori professionali, che si è aperto oggi a Roma.
Un appuntamento cruciale che riunisce oltre 300 professionisti, docenti accademici, studenti e rappresentanti degli Ordini provenienti da tutta Italia per tracciare il futuro di una figura cardine in una vasta gamma dei servizi che spaziano dal sociale al sanitario al penitenziario, all’insegna del rigore metodologico, della ricerca scientifica e della tutela dei diritti delle persone fragili.
Il convegno ha registrato fin dall’apertura una forte vicinanza istituzionale, testimoniata dai messaggi augurali pervenuti da diversi Ministeri tra i quali il video intervento del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, focalizzato sulla centralità del progetto di vita.
A dare voce con forza alle istanze della comunità professionale è stata la Presidente della Commissione di albo nazionale degli Educatori professionali, Maria Rita Venturini, nel suo discorso inaugurale: “Quella dell’Educatore professionale è una professione straordinaria che sconta ancora un riconoscimento sociale e istituzionale non adeguato. Eppure siamo sul fronte ogni giorno, affrontando situazioni complesse e un carico emotivo impegnativo: tra le professioni sanitarie e socio-sanitarie, dopo quella degli infermieri, siamo quella con più infortuni denunciati all’INAIL. Non tolleriamo l’assurdo e anacronistico spacchettamento della nostra figura tra ambito socio-sanitario e socio-pedagogico: una divisione artificiosa e frammentante che disorienta i servizi e penalizza i cittadini, i cui bisogni di salute e inclusione sono unitari. Al contempo, nel dibattito sulla revisione dei profili sanitari, diciamo un “no” categorico sia a indebite invasioni di campo, sia a chi banalizza il nostro ruolo pensando che ci si possa improvvisare educatori. L’educazione professionale non è buon senso relazionale: è scienza, metodo, riabilitazione e responsabilità etica codificata”.
Pieno e convinto sostegno alle istanze degli Educatori professionali è giunto dal Presidente della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, Diego Catania, intervenuto all’apertura dei lavori congressuali che ha aggiunto: “Le nostre professioni hanno storie e numeri diversi, ma l’esigenza di stare insieme è l’unico modo per poter contare. L’obiettivo è essere sempre di più nelle stanze delle decisioni. Con i decreti delegati alla Riforma delle professioni sanitarie si parlerà di competenze e di profili che hanno ormai oltre trent’anni, e ogni professione dovrà dire la propria. Dobbiamo anche superare il gap delle lauree triennali, con lauree magistrali a indirizzo clinico, e lavorare perché cessi la sperequazione economica con altre professioni”.
Il congresso proseguirà nelle giornate del 30 e 31 ottobre alternando sessioni plenarie – con contributi scientifici di caratura nazionale e internazionale dedicati all’epistemologia della professione e ai modelli europei – a tavole rotonde e workshop focalizzati sulla formazione accademica, su ricerca e innovazione nei servizi, etica e tutela dei minori. I lavori si chiuderanno con la presentazione delle migliori pratiche territoriali e con la premiazione dei lavori scientifici selezionati dalla comunità dei pari: una sintesi concreta che punta a consegnare alle istituzioni e al Paese non solo richieste di dignità professionale, ma proposte strutturate per un welfare realmente efficace, moderno e vicino alle persone.
